venerdì 29 settembre 2017

Oltre

Si chiama Oltre ed è una antologia di fantascienza che noi di Sad Dog faremo uscire in occasione di Stranimondi 2017 . 15 racconti scaturiti dalle penne di 17 autori, e che autori!

I proventi di questa raccolta finiranno a sostenere Alyn, un ospedale pediatrico che opera a Gerusalemme, una struttura all'avanguardia che accoglie bimbi israeliani e palestinesi e le loro famiglie. Un realtà proiettata verso il futuro, quello che si costruisce con l'impegno di oggi. Una realtà che guarda oltre.

Il libro finirà prossimamente su Amazon e se per Natale volte fare un bel regalo, ora avete un suggerimento in più. Ma se passate da Stranimondi non perdete l'occasione di prendervi una copia di questa bellissima antologia. Avrete la possibilità di farla autografare a molti degli autori presenti.

Autore/Titolo racconto 

Gianluca Morozzi – Sisifo Meccanico
Federica Soprani – Il sogno della farfalla
Valentina Capaldi – Il dono
Mario Pacchiarotti – Cena vegana
Marta Duò – Fantasmi moderni
Lorenzo Sartori – New Atlantis
Laura Costantini/Loredana Falcone – Anuhea – L’interrogatorio
Emanuele Corsi – Diversità elettive
Emilio Ilardo – La difficoltà di commemorare
Serena M. Barbacetto – Libertus
Diego Tonini – Spiriti della rete
Ilaria Pasqua – Tentacoli
Dario Tonani – AltroDove
Lavinia Pinello/Andrea Chiarvesio – Evolution
Alessandro Vietti – La sindrome Asimov

martedì 19 settembre 2017

Nuova uscita Sad Dog: "Non chiamatemi Vincent" di Diego Tonini


Autore: Diego Tonini
Pagine: 106
Genere: Fantastico/Poliziesco/Ironico
Data di uscita: 22 settembre 2017
Formati disponibili: Kindle
Costo: Ebook 2,99 - Cartaceo 8,99


In arrivo una bella raccolta di racconti che vedono coinvolto il nostro Vincent Carpenter in alcune avventure particolari e divertenti. Lo stile è sempre quello ironico di Diego e il vecchio Vincent non è certo uno sconosciuto.

Trama:
Carpenter prima di "Nella Botte Piccola ci sta il Vino Cattivo;" una raccolta di racconti in cui lo scalcagnato investigatore si trova, spesso suo malgrado, ad affrontare casi assurdi, surreali e incredibili, casi che come al solito nessun detective serio accetterebbe. Storie che puzzano di alcol, vestiti portati troppo e sigarette, storie che fanno luce sul passato di Vincent, ma non chiamatelo così se non volete farlo infuriare, dai suoi inizi come poliziotto di strada alla carriera di occhio privato.
Un hard boiled che strizza l'occhio all'ironia e al fantastico.

Non chiamatemi Vincent lo trovate in ebook in tutti gli store e in cartaceo su Amazon.

Disponibile dal 22 settembre 2017, prenotabile da subito.

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giovedì 22 giugno 2017

Apologia della pessima scrittura

Questo articolo ha le sue radici nell'incontro di sabato 17 giugno a Roma, Gusto Indie, e nell'articolo di Marco Mancinelli del mercoledì successivo. Incontro che ha stimolato riflessioni credo in tutti i presenti, e articolo che merita una risposta da parte mia. Vi invito a leggerlo ora, prima di proseguire la lettura qui.

Fatto? Bene. Per sgomberare il campo da dubbi inizio dicendo che concordo con gran parte delle cose scritte in quell'articolo, in particolare sull'esigenza di migliorare sempre, sulla cattiva qualità di una parte dell'editoria, sulla natura intrinsecamente egocentrica dell'atto della pubblicazione. Non solo di quella indie, peraltro.

Quello su cui non concordo invece è il collegamento causa effetto tra pessima letteratura e diminuzione dei lettori e dei libri letti in Italia. In particolare e in modo specifico quello con la pubblicazione self dilagante. L'idea che sta dietro questo concetto, e che voglio confutare, è piuttosto semplice: la gente non legge perché delusa da libri pessimi. Io non credo che sia così, quanto meno non credo che questa sia la causa prevalente del fenomeno, anzi, in qualche misura, e un po' per rivendicare la mia natura contrarian, affermo che ci sia una fetta di pessima scrittura che ha concorso semmai a mitigare la diminuzione dei lettori. Ora cercherò di spiegare perché la penso in questo modo.

Indie uguale digitale

Cominciamo da qui. Proprio nel mio intervento a Gusto Indie parlavo dell'opportunità per gli autori indie di pubblicare anche il cartaceo del proprio libro. Moltissimi già lo fanno, ma nonostante questo la gran parte dei libri venduti o distribuiti gratuitamente dagli autori indie sono digitali. Vediamo cosa ci dice l'ISTAT:
L'8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi. (fonte)
Interessante no? Dunque, facciamo due conti, i lettori in Italia sono circa il 42 per cento della popolazione, quindi solo circa il 20 per cento dei lettori utilizza almeno in parte il libro digitale. Pensare che questi lettori leggano prevalentemente libri di autori indie è velleitario, direi. Non sono in grado di fare un'ipotesi precisa ma posso fare due ragionamenti di buon senso, partendo da un dato: l'ISTAT ci dice che il 90% dei libri pubblicati sono di grandi editori. Considerando la capacità di marketing e la fama di questi editori sarebbe sbagliato pensare che le loro vendite riflettano più o meno questa proporzione anche sul mercato digitale?

La mia tesi insomma, tutta da dimostrare ma sostenuta credo da una buona dose di ragionevolezza, è che gli autori indie rappresentino una piccola frazione di quel venti per cento, qualche punto percentuale. Che sia il dieci o il venti per cento poco importa, alla fine stiamo parlando in termini assoluti di pochi punti percentuali sull'intero mercato editoriale.

Anche ammettendo che tutto ciò che pubblicano i self sia mondezza immonda, vogliamo dare tutta a loro, che impattano su una minuscola parte dei lettori, la colpa del calo di vendite dei libri? Io penso che non sarebbe ragionevole.

Per ora prendete atto di questi numeri e andiamo avanti.

È la statistica, bellezza, e non puoi farci niente!

Se andiamo a spulciare i dati dell'annuario statistico 2016 vengono fuori un bel po' di cose interessanti sui lettori. Ne metto in fila alcune.
La popolazione di 6 anni e più che, nel 2016, si è dedicata alla lettura di libri (per motivi non strettamente scolastici o professionali) nell'arco dell’ultimi 12 mesi è pari al 40,5 per cento. Sono i giovani tra gli 11 e 19 anni ad avere le quote di lettori più elevate: il 51,1 per cento degli 11-14enni, il 47,1 dei 15-17enni e il 48,2 per cento dei giovani di 18-19 anni. Contrariamente a quanto accade per i quotidiani, la quota di lettori di libri diminuisce al crescere dell’età e le donne, in tutte le fasce di età, mostrano un interesse maggiore degli uomini per la lettura (il 47,1 per cento contro il 33,5 per cento dei maschi). (fonte pag.10)
Sintetizzando, i giovanissimi non leggono forse molti libri, ma leggono in parecchi. Le statistiche dicono che i più anziani leggono meno, ma questo non significa che i giovani con il tempo smettano di leggere, semplicemente ci sta a dire che le fasce della popolazione attualmente più anziane hanno meno lettori, ma sono lettori più forti. Nell'annuario vediamo anche un altro dato abbastanza intuitivo ma confermato dai numeri: i giovani usano di più strumenti digitali e internet. Questo ci potrebbe far dedurre abbastanza naturalmente che tra i giovani sia anche più diffuso il libro digitale, quindi anche la lettura di autori indie.

C'è anche un interessante prospetto (il 5) su uno dei documenti ISTAT che mostra come la diffusione di ebook sia superiore tra chi legge molto. Un elemento che mi conforta nell'affermare come la lettura di digitale, quindi di indie, non sia un deterrente alla lettura in generale.
Se si considera il genere, mentre non legge poco più della metà delle donne, i maschi non lettori totali sono ben il 64,5 per cento. Tra i residenti nelle regioni del Nord-est la percentuale dei non lettori di libri è la più bassa: 49,8 per cento, mentre al Sud raggiunge il 70,7 per cento.  (fonte pag.364)
Un altro paio di dati interessanti: la differenza di lettori tra genere maschile e femminile e tra zone geografiche. Sono contrasti molto forti, davvero significativi, che ci suggeriscono come il problema culturale sia assolutamente prevalente rispetto a qualsiasi altro parametro possa influenzare le abitudini di lettura. Schifezza dei testi inclusa.
La scuola non basta. L’ambiente familiare è un fattore determinante: si stima che legga libri il 66,8% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori e solo il 30,9% di quelli con genitori che non leggono libri. (fonte)
Come vedete anche le abitudini di lettura della famiglia hanno un impatto enorme sulla lettura, altro fattore di grande portata che non ha niente a che fare con la lettura di schifezze indie.

Potrei continuare, ma sulle statistiche mi fermo qui, credo che sia abbastanza per supportare l'altra gamba del mio ragionamento: la causa principale della non lettura è di tipo culturale e non ha niente a che fare con la qualità dell'editoria. Prendete atto anche di questa mia opinione, credo ben supportata dai fatti, e andiamo ancora avanti.

C'è schifezza e schifezza

Come dicevo con un filo di polemica provocatoria all'inizio dell'articolo, non solo le schifezze self non hanno avuto impatto negativo sulle abitudini di lettura degli Italiani, ma forse, al contrario, l'impatto è stato positivo. Vediamo perché dico questa bestemmia.

Qualche parola di premessa per poterci capire. Quando prendiamo tra le mani un testo indie, anzi, un testo qualsiasi, possiamo incontrare varie gradazioni di qualità. Andando verso il basso, ci sono essenzialmente due fattori che possono farmi gridare alla schifezza: la qualità stilistico/formale della scrittura; la qualità emotiva e tecnica della storia. Non so dare i nomi giusti, non sono studiato, se volete indicatemi la via, ma credo che ci siamo capiti.

Ora non ve la prendete, voi esperti e professionisti del settore, quello che sto per dirvi magari non vi piacerà tuttavia contiene una briciola preziosa di verità: la gran parte dei lettori non è assolutamente in grado di percepire neanche una frazione di quello che siete in grado di percepire voi, nei riguardi sia della qualità stilistico formale che della qualità tecnica della trama. Possiamo discutere sulla quantità, io ho detto "gran parte", magari potrebbe essere che mi sbagli e sia "una certa fetta", ma la mia sensazione è che non sia una percentuale irrilevante, anzi che sia una quantità maggioritaria. Se poi parliamo di adolescenti mi viene da dire che ci avviciniamo al cento per cento.

Intendiamoci, non è che un lettore giovane o un adulto poco competente del linguaggio e della narratologia non sia in grado di percepire a livello inconscio che un libro è scritto peggio di un altro, ma questo lo colpirà molto meno di quanto colpisce voi. Per capirci ancora meglio: voi scartereste un manoscritto se nelle prime pagine ci sono errori di punto di vista e altri orrori tecnici, ma al lettore medio probabilmente fregherà meno che niente, a patto che...

A patto che la gamba emotiva funzioni.

Commentavo giorni fa con gli amici di Sad Dog Project un incipit che avevo ricavato da un estratto Amazon. Un libro per adolescenti. In due pagine c'era tutto quello che odio. Luoghi comuni, iperboli, disgrazie che affliggono l'infanzia della protagonista, aggettivi a mitraglia. Terribile, tecnicamente. Ma il libro ha decine di recensioni, vere, di ragazzine in solluchero. Che lo hanno letto con gioia, che vogliono leggere il seguito. Quel libro, emotivamente, funziona. Al diavolo i distinguo, quel libro funziona. Certo rimane un libro mal scritto, poco originale, pieno di cose che vi faranno inorridire, tuttavia è stato letto, verrà letto e ha tenute incollate alla pagina un bel numero di ragazzine.

E questo, a mio modo di vedere, è un bene. Sono lettrici che hanno ricavato dalla lettura un ritorno positivo. Un giorno forse, scorrendo di nuovo quelle pagine rideranno per averne goduto, perché magari negli anni avranno poi letto ben altro, ma sarà stata comunque un'esperienza che ha favorito la lettura, non l'ha certo scoraggiata. Forse senza quel libro qualcuna di quelle non avrebbe letto il libro successivo e poi un altro ancora. Forse quella schifezza è servita a guadagnare un lettore.

Insomma cari amici, c'è schifezza e schifezza. Sono convinto che, se esistesse, farebbe più danno un libro scritto con tecnica perfetta ma incapace di suscitare un briciolo di emozione. Ma molta di quella che noi consideriamo pessima letteratura è comunque qualcosa che un lettore non particolarmente consapevole, esperto, chiamatelo come volete, può godersi tranquillamente.

E i lettori più smaliziati? Sono quelli che allontaniamo dalla lettura con le nostre schifezze?

Quelli cari amici si fermeranno all'incipit, eviteranno il libro, e non sarà certo l'autrice self a scoraggiarli dalla lettura. Proprio per le loro qualità superiori sapranno ben scegliere. Semmai noi indie dovremmo porci il problema di come evitare che costoro mettano tutti quanti noi in un gran fascio e ci buttino via, bambino e catino. Ecco, questo sì, la nostra cattiva scrittura può provocare una diminuzione della lettura di opere indie da parte della fetta più smaliziata e preparata dei lettori. Ma questo è un altro problema e magari ne parliamo un'altra sera.

PS. Come sempre, se trovate errori e refusi, sono lì per farvi soffrire.

m.p.

domenica 2 aprile 2017

Boccaloni!

ci eravate cascati, eh?
e invece...



PESCE D'APRILE!
P.S. oggi siamo a Castelfranco Legge, venite a trovarci!

sabato 1 aprile 2017

Ritorno alla realtà

Un anno e mezzo fa, il 30 settembre 2015, Sad Dog vedeva la luce con la pubblicazione del primo racconto, Murder, She Baked; non era solo un libro, era l'inizio di un sogno, la visione di quattro persone, quattro amici che pensavano, nel loro piccolo, di fare la differenza, di cambiare il modo di fare self publishing, quattro amici pieno di speranze e di buona volontà, accomunati dalla voglia di raccontare storie e dall'amore per la letteratura.

In quest'anno e mezzo abbiamo lottato, sofferto, affrontato difficoltà e momenti no, ma anche gioito per le piccole grandi soddisfazioni ottenute; ci abbiamo creduto, insomma, era il nostro sogno e volevamo che si avverasse. Ma anche dai sogni prima o poi ci si deve svegliare, ed è questo che è successo. E, ci spiace dirlo, ma è avvenuto nel peggiore dei modi.

Questo è l'ultimo post sul blog, l'addio di Sad Dog a tutti gli amici che ci hanno seguito e sostenuto fin qui. Ci vedrete ancora nelle prossime due fiere in programma, ormai abbiamo preso l'impegno e lo onoreremo, ma non saremo mai più tutti assieme, i contrasti all'interno del gruppo si sono fatti troppo forti e non c'è la possibilità di risanarli, non sarà una separazione consensuale, troppo veleno è stato sputato, troppe cattiverie dette e fatte.

Quello che stiamo cercando di dirvi è che Sad Dog non esisterà più. Il motivo? Facile: i soldi. Fin dall'inizio Sad Dog è stata pensata con un'idea di collaborazione fra i membri che non riguardava solo l'aiuto reciproco alla pubblicazione, ma anche la creazione di opere condivise. Fin da subito ci siamo gettati con passione nella scrittura di un romanzo a quattro mani, Le Ragioni della Trota, un noir surreale con elementi di fantasy e fantascienza, un thriller magico di ampio respiro, un'opera che avrebbe cambiato il modo di intendere i generi letterari. 

E ora che "Le Ragioni della Trota" è concluso, sono arrivati i problemi. Un editore ci ha fatto un'offerta, una di quelle che non si può rifiutare, che però ci legherebbe a lui per vent'anni. È un sacco di tempo, certo, ma sono anche un sacco di soldi e la possibilità di fare davvero il grande salto e diventare famosi. Sono di quei treni che passano una sola volta nella vita. Due di noi quel treno vorrebbero prenderlo, per altri sarebbe uno svendere la propria libertà artistica. Abbiamo discusso, parlato, litigato, ma la frattura si è fatta insanabile, e ormai non ha più senso proseguire assieme.

"Le Ragioni della Trota" uscirà come Sad Dog perché non siamo riusciti a trovare in accordo sui diritti, ma sarà l'ultimo romanzo sotto il marchio del cane triste, il nostro canto del cigno, dopodiché ognuno per la sua strada.

Ecco, vogliamo che ci ricordiate come eravamo in questa immagine, perché in fondo, sotto sotto, spiega bene quello che c'è dietro a tutta questa storia.


Ringraziando ancora una volta tutti quelli che ci hanno seguito fin qui, vi salutiamo con un ultimo, malinconico, sorriso:

Addio e grazie per tutti i croccantini.



lunedì 27 marzo 2017

Metti un ornitorinco a cena

Ci sono romanzi che sono diventati best seller soprattutto grazie al titolo. Per i quali c’è stato un momento in cui autore ed editore, davanti a quella fortunata sequenza di parole, si sono scambiati uno sguardo complice e hanno pensato entrambi: eccolo. Mesi se non anni a scrivere e riscrivere un romanzo, a fare ricerca, a revisionarlo, a editarlo. Ma tutto si è deciso in un quella magica manciata di secondi. Per questa ragione, ho deciso di cambiare strategia, di risparmiarmi mesi se non anni di fatica inutile a inventare storie, personaggi, dialoghi e situazioni e di concentrami direttamente su un titolo. Perché quando lo troverò potrò dire: eccolo. Il resto sono sciocchezze. Dettagli.
Non è facile, direte voi, trovare un titolo da best seller. Uno che ti catturi e che ti porti a comprare un libro sorvolando anche sulla copertina. Un titolo che quando ti rivolgi al libraio e lo pronunci il tuo corpo rilascia una quantità spropositata di endorfine e subito ti senti meglio, più colto. Poi il libro può anche rimanere a prendere polvere nella libreria, ma quel titolo…
Be’, che ne dite allora de “La riluttanza dell’ornitorinco”? Poetico, evocativo e ricorda l’infanzia. Come, che c’entra l’infanzia? Quando mai avete visto il disegno di un ornitorinco se non alle elementari? Al massimo un ornitorinco lo avrete incrociato, se siete stati fortunati, allo zoo. Il che dimostra anche la sua riluttanza, perlomeno a una vita sociale. Secondo me è un titolo bellissimo, pregnante. Certo, l’ornitorinco non ha l’eleganza del riccio, ma a lui non serve. È riluttante anche a quella. No eh? Non vi ho conquistato. Come dite? Volete qualcosa di più… di più… Non lo sapete nemmeno voi. Del resto ideare titoli per best seller è roba da scrittori o da editori, mica da tutti. Ci vuole ingegno. Vediamo un po’. Dunque, eccolo: “Le simmetrie silenziose delle terzultime cose”. Un titolo semplicemente magico. Va letto e riletto. Assaporato come un vino d’annata. Ripetete con me: “Le simmetrie silenziose delle terzultime cose”. Pura magia. Vi potreste fermare al titolo ( e risparmiare a me la fatica di riempirci le pagine) per sentirvi del tutto appagati intellettualmente. Immaginate la gratificazione se a una cena vi chiedessero “che libro stai leggendo?”. E voi “Le simmetrie silenziose delle terzultime cose”. Il silenzio, quello vero, in sala. Vi guarderebbero tutti con ammirazione, come se il libro lo aveste scritto voi. Va be’, un po’ di gloria ve la posso anche lasciare.

E già vi vedo prenderci gusto. Autoinvitarvi a ogni cena vagamente colta (qualsiasi convivio tra amici in cui non si parli solo cambi di pannolini o dell’ultimo goal di Higuain) in attesa della fatidica domanda. E poi, in piena crisi di astinenza, attraversarvi in lungo e in largo piazza Duomo a Milano nella speranza di essere intercettati dai tipi di Mondolibri, che ti fermano sempre chiedendoti qual è l’ultimo libro che hai letto o che stai leggendo. E mentre loro si preparano a venderti scatole e scatole di fondi di magazzino, voi, petto in fuori e voce stentorea a scandire “Le simmetrie silenziose delle terzultime cose”.
Come dite? Troppo lungo? Poi vi confondete quando andate in libreria a chiederlo? Ma no, vi basterà blaterare qualcosa con “le terzultime cose”, i librai sono preparati. Sanno decodificare di tutto, pure Le cinquanta sfumature di Dorian Grey. Va be’, non vi ho convinto. E allora che ne dite de “L’insostenibile faccia come il culo del palindromo” ? Bello no? In qualsiasi modo lo prendiate… Come dite, non leggete libri con dentro le parolacce? Neanche Dante quindi? No, perché “cul” lo dice anche il Sommo Poeta. “Ma lui ha scritto la Divina Commedia” dite. “E quello è un capolavoro”. Va be’ scusa perché “La riluttanza dell’ornitorinco” o “Le simmetrie silenziose delle terzultime cose” che sono? Cacca?

sabato 4 marzo 2017

Storie su Misura - la prima settimana

È passata una settimana da quando le Storie su Misura sono partite e la risposta è stata grandiosa! 
Devo ammetterlo, non mi aspettavo che ci fosse più di un paio di persone interessate all'iniziativa, invece mi sbagliavo: fino a oggi sono arrivate venti richieste attraverso il modulo online e una via mail, ventuno persone hanno creduto in questa idea, tre al giorno di media, possono sembrare poche ma per noi invece sono un grande successo!
Non so se ne siete al corrente, ma ho una certa passione per la statistica, e questa è un'ottima occasione per spararvi un po' di grafici, quindi... eccoli qui!

Cominciamo col genere: la maggior parte dei partecipanti predilige racconti realistici, mentre la fantascienza non riscuote successo.



Per quanto riguarda il protagonista c'è abbastanza equilibrio tra i sessi con una leggere predilezione per le donne.


La maggior parte dei richiedenti desidera che il personaggio principale sia adulto.


Venendo allo stile, le richieste sono più diversificate:


Bene, che dire... Grazie a tutti quelli che hanno richiesto una storia e, vi prego, abbiate pazienza, siete tanti e ci vorrà un po' di tempo per esaudire tutte le vostre richieste!
Per chi invece non ha ancora partecipato... beh, cosa aspettate?